Paolo Antonio Simioni, coach (teatro, cinema, televisione, moda, arti performative…)


L’arte del coaching consiste nella preparazione mentale, emotiva e tecnica dei performer.

A partire dal lavoro sull’attore si estende ad ogni forma espressiva che coinvolga il corpo come strumento: attori, cantanti, danzatori, modelli, presentatori televisivi…

La preparazione del performer in ogni forma d’arte è la medesima e si sviluppa su tre livelli.

- Prima dell’atto performativo ha bisogno di un motivational coach, che gli dia confidenza con lo strumento attraverso una serie di tecniche di rilassamento e di step sulla propria personalità che gli permettono di riconnettersi ciclicamente alla scelta del proprio lavoro, consapevole delle proprie potenzialità (grazie al superamento dei blocchi residui del corpo/strumento), e certo di cosa desidera esprimere di sé, intimamente e nella persona pubblica. Da ciò nasce la capacità di conquistare il palcoscenico.

- Nell’approccio al vero e proprio materiale performativo (sceneggiature, coreografie, testi di canzoni, scalette televisive, servizi fotografici) è necessario che sappia capire e analizzare le richieste che gli vengono rivolte e, di conseguenza, necessita di un connecting coach che lo aiuti a capire quale sia per lui il senso “qui e ora” di quella esperienza artistica, dandogli la possibilità di connettere la propria emotività al contenuto della performance. L’artista ha bisogno di vivere uno stato di commozione per l’opera che affronta e per questo deve capire che senso ha nella sua esperienza umana.

- Quindi si giunge alla vera e propria performance in cui l’acting coach, sostiene l’artista su due fronti: tramite la liberazione delle energie necessarie alla realizzazione di una performance potente e capace di esprimere tutto il contenuto dell’opera e tramite l’incanalamento di queste energie in una struttura precisamente tecnica, che, nella sua forma classica, si ripete identica in ogni arte (preliminari, punto di conflitto, climax, esposizione del bisogno, chiusa). Le energie di base da individuare sono tre, perché la performance sia tridimensionale (quindi di massima qualità). 


Il coach è una figura necessaria, ma ancora assente nel panorama artistico italiano. Non appena se ne farà uso, sarà evidente il salto di qualità nel lavoro sui set e si capirà uno dei segreti dei migliori artisti americani.

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